I quesiti referendari riguardanti l'acqua sono 2.
Il primo riguarda l'affidamento e la gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Tra di essi c'è anche l'acqua. Chi non ha mai pensato, in una calda giornata di sole: “ora mi bevo un bel bicchiere di servizio pubblico locale di rilevanza economica?”
Se vince il SI, le decisioni sulla gestione dell'acqua saranno in mano alle amministrazioni locali (i comuni) che decideranno tra una gestione pubblica, privata o mista. I cittadini avranno maggiori possibilità, in caso di inefficienza e/o costo elevato del servizio, di rivolgersi al primo cittadino facendo valere direttamente le proprie ragioni.
Se vince il NO, la gestione dell'acqua rimarrà in mano a società che hanno un capitale privato di almeno il 40%.
Il mio basilico mi ha chiesto di evitare di dire che anche la pioggia è acqua. L'unico intermediario privato con il quale vuole avere a che fare è il sottovaso.
Il secondo quesito riguarda la remunerazione del capitale investito dal privato per la gestione dell'acqua pubblica.
Se vince il SI, il bene pubblico non sarà più soggetto a profitti.
Se vince il NO, l'azienda che investe sulle risorse idriche avrà un ritorno sul capitale investito pari al 7%. Ciò significa che io imprenditore gestisco la rete, faccio investimenti e il cittadino mi copre, con la bolletta, tutti i costi. Oltre a ciò avrò una percentuale fissa di profitto applicata ad un settore sostanzialmente privo di rischi. Anche se la linea non funziona prendo il 7%, se il cittadino non paga l'acqua, io privato gliela stacco. Un'ultima cifra: il rendimento dei titoli di Stato portoghesi, paese a rischio default, è al di sotto del 5%; a questo punto è meglio investire in acqua: capitale garantito e rendimento maggiore.
Marco Barbato


ottimo articolo, chiaro e conciso, senza prese di parte nette.
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