Due settimane dall’apertura del blog-rivista, e già abbiamo raggiunto l’imponente vetta delle 700 visite. Siamo commossi! Tanta attenzione ci riempie di speranze e di entusiasmo.
La nostra volontà è quella di fare sempre meglio, contando anche su di voi per contributi e collaborazioni. Infatti, senza i lettori, non avrebbe alcun senso il nostro impegno. Perciò vi ringraziamo, facendovi un piccolo omaggio: un gustoso sonetto del Belli sul tema della verità. Vale davvero la pena di leggerlo!
Il liceo ha consegnato a molti giovani un’idea della poesia piuttosto univoca. Ma in realtà quella voce languida e decadente, fatta di “sepolcri” e “amori” spiati dal buco della serratura, è solo una parte del variegato coro della poesia. Esiste tutta una tradizione corposa e vitale, che riesce ad essere profonda senza troppa filosofia. Da Cecco Angiolieri a Franco Loi, che apre una sua raccolta con un significativo:
“La lengua l’è de Diu, rassa de troj! / Parlì cume magnì, e andì a cagà”
(La lingua è di Dio, razza di t****/ Parlate come mangiate, e andate a c******).
Il sonetto del Belli che vi proponiamo, ne è un esempio.
Buona lettura!
(Alessandro Bardin e la redazione de Il Demoderato)
fussi tu puro[4] un frate de la Trappa[5].
Perché s’ha da stà zitti, o di una miffa[6]
ogni quarvorta sò[7] le cose vere?
No: a temp’e loco d’aggriffà s’aggriffa[8].
Le bocche nostre Iddio le vò sincere,
e l’omini je metteno l’abbiffa[9]?
No: sempre verità; sempre er dovere.
[1] Hai un bel da fare ecc…
[2] Si tappa
[3] Sgocciolante
[4] Pure, perfino
[5] Che ha voto di silenzio
[6] Menzogna
[7] Sono
[8] “Aggriffare” è tirare una palla da terra per farla cadere esattamente in un punto preciso senza che rotoli;
[9] Il sigillo
La nostra volontà è quella di fare sempre meglio, contando anche su di voi per contributi e collaborazioni. Infatti, senza i lettori, non avrebbe alcun senso il nostro impegno. Perciò vi ringraziamo, facendovi un piccolo omaggio: un gustoso sonetto del Belli sul tema della verità. Vale davvero la pena di leggerlo!
Il liceo ha consegnato a molti giovani un’idea della poesia piuttosto univoca. Ma in realtà quella voce languida e decadente, fatta di “sepolcri” e “amori” spiati dal buco della serratura, è solo una parte del variegato coro della poesia. Esiste tutta una tradizione corposa e vitale, che riesce ad essere profonda senza troppa filosofia. Da Cecco Angiolieri a Franco Loi, che apre una sua raccolta con un significativo:
“La lengua l’è de Diu, rassa de troj! / Parlì cume magnì, e andì a cagà”
(La lingua è di Dio, razza di t****/ Parlate come mangiate, e andate a c******).
Il sonetto del Belli che vi proponiamo, ne è un esempio.
Buona lettura!
(Alessandro Bardin e la redazione de Il Demoderato)
La verità è com’è la cacarella,
che quanno te viè l’impito e te scappa
hai tempo[1], fija, de serrà la chiappa
e stòrcete e tremà pe ritenella.
E accussì, si la bocca nun z’attappa[2],
la Santa Verità sbrodolarella[3]
t’esce fora da sé da le budella,fussi tu puro[4] un frate de la Trappa[5].
Perché s’ha da stà zitti, o di una miffa[6]
ogni quarvorta sò[7] le cose vere?
No: a temp’e loco d’aggriffà s’aggriffa[8].
Le bocche nostre Iddio le vò sincere,
e l’omini je metteno l’abbiffa[9]?
No: sempre verità; sempre er dovere.
[1] Hai un bel da fare ecc…
[2] Si tappa
[3] Sgocciolante
[4] Pure, perfino
[5] Che ha voto di silenzio
[6] Menzogna
[7] Sono
[8] “Aggriffare” è tirare una palla da terra per farla cadere esattamente in un punto preciso senza che rotoli;
[9] Il sigillo

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